Ok, stava ancora dormendo. Non c’era nessuna ragione logica per cui qualcosa o qualcuno, dotato di appendici luminose e alto poco più di un mandarino, dovesse stare sotto il suo letto a implorare sommessamente per poi avere il timore di essere mangiato da lui. E dargli del signore, per giunta: era ancora un ragazzo! Ci pensò un attimo e decise di rimettersi a dormire. Si distese con la testa sopra il cuscino e chiuse gli occhi intenzionato a portare a termine questo impegno.

“Scusi se la disturbo, signore: ma volevo sapere se posso continuare a cercare quel che cercavo senza il timore di esser divorato da lei. Posso?”

Era impossibile. La voce proveniva dal lato sinistro del letto. Era flebile, acuta, piccola avrebbe detto per rendere l’idea. Ma non era possibile perché questo avrebbe comportato la presenza di un essere piccolo che si esprimeva utilizzando quella vocina. E lui avrebbe dovuto mettere in discussione tutta una serie di sicurezze acquisite negli anni che al momento non aveva certo voglia di sovvertire.

“Scusi…”

Appunto, la voce cominciava a essere scocciante, e in questo modo lui non poteva dormire. Si girò sul fianco sinistro, in quella direzione, e aprì gli occhi.

Si trovò davanti un essere spiazzante. Un ometto piccolo, pelato, con naso aquilino e occhialini tondi dietro i quali balenavano occhi luminosi bianco-azzurri, con le zampe e il corpo di un ragno. Era lì che lo fissava. Il ragnometto. 

“Cosa?…” fu ciò che riuscì a dire. 

“Che cosa… Cosa?” chiese il ragnometto.

 In effetti, la sua era stata una domanda vaga. Al di là della situazione allucinante che stava vivendo, non era il modo migliore per avviare una conversazione. Occorreva ricominciare da capo e trovare un modo per passare sopra le mille domande che volavano a più livelli nella sua testa e formularne una semplice, diretta, comprensibile.

“Cos’hai perso?”

Ecco: almeno cominciavamo dalle cose pratiche, che era sempre un’ottima soluzione.

“La Ragione” rispose il ragnometto.

“Eravamo qui insieme, mi sono voltato un attimo e non c’era più.”

“Perfetto, allora siamo in due. Buonanotte!”