Tardi.

Era già tardi e sicuramente non avrebbe giovato a nessuno se si fosse fermato a comprarsi un pacchetto di sigarette, e fu anche per questo motivo che lo fece: ne aveva pieni i coglioni di fare ciò che era conveniente e consigliato. 

Aveva passato tutta la serata a rincorrere situazioni al limite del ridicolo senza che poi niente si portasse a compimento, ed era stanco e triste. Sicuramente anche il fatto di non essere un cuor di leone e faticare a lanciarsi nelle situazioni o a uscire dalla propria zona sicura non lo incitava a ravvivare la situazione. La vita era una merda e quel venerdì sera non aveva certo fatto eccezione.

Aprì il pacchetto e si accese una sigaretta per noia più che per voglia: non era un granché neanche come fumatore, oscillava tra le tre e le quaranta al giorno, dipendeva solo da quanto sovrappensiero riusciva a stare. Le sigarette erano soprappensiero o noia, raramente erano appaganti. Si girò a guardare la strada in notturna. La luce gialla di un faro stava illuminando un ubriaco che pisciava contro la recinzione di un giardino, poco lontano da un mucchio di cassette della frutta appoggiate fuori da un cassonetto. Sbuffò e si girò un poco di lato, verso destra, distrattamente, e vide un movimento strano (o almeno, gli parve di vederlo): come una specie di lucciola, una striscia luminosa solo intuita che spariva velocemente dietro un angolo poco illuminato.

Rimase così, inebetito, fissando quell’angolo chiedendosi se effettivamente l’avesse vista o se fosse solo stanco. E fu con questo dubbio che rimontò in sella alla sua bicicletta e si diresse verso casa.

Davanti al portone si mise a cercare le chiavi di casa frugando nella borsa e nelle tasche. Non capiva come fosse possibile essere